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Longevità attiva: perché la funzione è uno dei principali indicatori della qualità della vita

Che cosa significa longevità attiva e perché forza, cammino, equilibrio, mobilità e autonomia aiutano a descrivere l’età funzionale della persona.

Che cos’è la longevità attiva?

La longevità attiva è un approccio all’invecchiamento che non considera soltanto quanti anni una persona vive, ma soprattutto come li vive e quali capacità riesce a mantenere nel tempo.

Vivere più a lungo, infatti, non significa necessariamente vivere meglio.

Il vero obiettivo della longevità dovrebbe essere quello di aumentare gli anni trascorsi mantenendo autonomia, mobilità, capacità fisica, partecipazione sociale e qualità della vita.

In questo scenario assume particolare importanza un parametro spesso sottovalutato: la funzione.

La funzione rappresenta ciò che una persona è concretamente in grado di fare nella propria vita quotidiana.

Camminare, alzarsi da una sedia, salire le scale, mantenere l’equilibrio, trasportare una borsa, uscire autonomamente, lavorare, praticare attività fisica o giocare con i propri nipoti sono tutte espressioni della capacità funzionale.

Per questo motivo, nel modello della FisioLongevity, preservare la funzione diventa uno degli obiettivi fondamentali per favorire un invecchiamento sano e attivo.


Longevità e qualità della vita: non conta soltanto quanto viviamo

Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita è progressivamente aumentata.

Oggi, tuttavia, la medicina della longevità sta spostando l’attenzione dalla semplice durata della vita alla durata della vita in buona salute.

È utile distinguere due concetti.

Lifespan

La lifespan indica la durata complessiva della vita.

Healthspan

La healthspan indica invece il periodo della vita trascorso mantenendo un livello soddisfacente di salute, autonomia e capacità funzionale.

L’obiettivo della longevità moderna non dovrebbe quindi essere semplicemente quello di aumentare la lifespan.

La vera sfida è aumentare soprattutto la healthspan.

In altre parole:

non soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere salute, autonomia e funzione agli anni.


Perché la funzione è importante nella longevità?

La capacità funzionale rappresenta l’integrazione di numerosi sistemi dell’organismo.

Dipende, tra gli altri, da:

  • forza muscolare;
  • massa muscolare;
  • mobilità articolare;
  • capacità cardiovascolare;
  • capacità respiratoria;
  • equilibrio;
  • controllo posturale;
  • coordinazione;
  • funzionamento del sistema nervoso;
  • capacità sensoriali;
  • stato cognitivo;
  • condizioni psicologiche;
  • stile di vita.

Questo significa che valutare ciò che una persona riesce effettivamente a fare può fornire informazioni estremamente importanti sul suo stato generale.

Una persona può avere diverse patologie croniche e conservare una buona autonomia.

Al contrario, un’altra persona può presentare relativamente poche diagnosi ma avere una capacità funzionale molto ridotta.

Per questo non è sufficiente chiedersi:

«Quali patologie ha questa persona?»

È altrettanto importante domandarsi:

«Che cosa riesce ancora a fare questa persona?»


Che cos’è la capacità funzionale?

La capacità funzionale può essere definita come la capacità dell’individuo di svolgere le attività necessarie o desiderate nella propria vita quotidiana.

Comprende attività apparentemente semplici come:

  • alzarsi dal letto;
  • sedersi e rialzarsi;
  • camminare;
  • salire e scendere le scale;
  • vestirsi;
  • lavarsi;
  • fare la spesa;
  • portare pesi;
  • uscire autonomamente;
  • utilizzare i mezzi di trasporto;
  • svolgere attività lavorative;
  • praticare sport o attività ricreative.

La perdita della funzione spesso non avviene improvvisamente.

Può iniziare attraverso piccoli cambiamenti.

Una persona comincia a evitare le scale.

Cammina meno velocemente.

Utilizza più frequentemente l’ascensore.

Riduce le passeggiate.

Evita percorsi più lunghi.

Fa maggiore fatica ad alzarsi da una sedia.

Questi comportamenti possono rappresentare i primi segnali di una riduzione della riserva funzionale.


La riserva funzionale: un capitale da proteggere

Un concetto particolarmente importante nella longevità è quello di riserva funzionale.

Possiamo immaginarla come il margine di capacità che l’organismo possiede oltre ciò che è necessario per svolgere normalmente le attività quotidiane.

Una persona che possiede:

  • buona forza muscolare;
  • buon equilibrio;
  • adeguata capacità cardiovascolare;
  • buona mobilità;
  • coordinazione efficace;

dispone generalmente di una riserva maggiore.

Questa riserva può diventare particolarmente importante quando l’organismo deve affrontare:

  • una malattia;
  • un intervento chirurgico;
  • un periodo di immobilità;
  • un trauma;
  • un ricovero;
  • una fase di ridotta attività fisica.

Chi parte da una condizione funzionale migliore possiede spesso un margine superiore prima di raggiungere una situazione di dipendenza.

Per questo la longevità attiva dovrebbe cercare di costruire riserva funzionale prima che sia necessaria.


Forza muscolare e longevità

La forza muscolare rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’autonomia.

Con l’avanzare dell’età possono verificarsi modificazioni della massa muscolare e della capacità di produrre forza.

Quando la forza diminuisce eccessivamente possono diventare progressivamente più difficili azioni come:

  • alzarsi da una sedia;
  • salire le scale;
  • trasportare la spesa;
  • sollevarsi da terra;
  • camminare rapidamente;
  • recuperare l’equilibrio dopo un’improvvisa instabilità.

Per questo mantenere adeguati livelli di forza non è soltanto una questione estetica o sportiva.

Significa contribuire direttamente al mantenimento dell’indipendenza funzionale.

L’esercizio contro resistenza, quando correttamente prescritto e adattato alle caratteristiche individuali, rappresenta quindi uno degli strumenti più importanti di un programma di longevità attiva.


Massa muscolare, sarcopenia e invecchiamento

Con il passare degli anni può verificarsi una progressiva perdita di massa e soprattutto di funzione muscolare.

Quando questa condizione raggiunge determinate caratteristiche può rientrare nel quadro della sarcopenia.

La sarcopenia non riguarda semplicemente avere muscoli più piccoli.

Può avere conseguenze sulla capacità di:

  • camminare;
  • mantenere l’equilibrio;
  • affrontare uno sforzo;
  • recuperare dopo una malattia;
  • svolgere autonomamente le attività della vita quotidiana.

La prevenzione della perdita eccessiva di forza e funzione muscolare rappresenta quindi un elemento centrale nella promozione della longevità.


Velocità del cammino: cosa può dirci?

Camminare è una delle funzioni più importanti dell’essere umano.

La capacità di camminare con sicurezza dipende dall’interazione tra:

  • sistema nervoso;
  • muscoli;
  • articolazioni;
  • equilibrio;
  • apparato cardiovascolare;
  • apparato respiratorio;
  • sistemi sensoriali.

Per questo l’osservazione del cammino può fornire numerose informazioni.

Una progressiva diminuzione della velocità di cammino può essere associata a una riduzione della capacità funzionale complessiva.

Non significa che ogni persona che cammina lentamente abbia necessariamente un problema.

Significa però che la performance del cammino può costituire uno degli indicatori utili da integrare in una valutazione più ampia della persona.


Equilibrio, cadute e longevità

L’equilibrio rappresenta un altro elemento fondamentale dell’autonomia.

Il controllo dell’equilibrio deriva dall’integrazione di informazioni provenienti da diversi sistemi, tra cui:

  • sistema vestibolare;
  • vista;
  • propriocezione;
  • sistema somatosensoriale;
  • sistema muscolare;
  • sistema nervoso centrale.

Con l’avanzare dell’età alcune di queste componenti possono ridurre la propria efficienza.

Il problema più evidente è l’aumento del rischio di caduta.

Ma esiste anche un fenomeno meno evidente e potenzialmente molto rilevante: la paura di cadere.

Una persona che teme di cadere può iniziare a muoversi meno.

Muovendosi meno può perdere ulteriormente:

  • forza;
  • equilibrio;
  • coordinazione;
  • resistenza.

Si può così creare un circolo vizioso:

paura di cadere → riduzione del movimento → decondizionamento → maggiore instabilità → ulteriore paura di cadere.

Intervenire precocemente su equilibrio e sicurezza del movimento può quindi contribuire a preservare autonomia e qualità della vita.


Mobilità significa libertà

Nell’ambito della longevità, mobilità non significa semplicemente riuscire a muovere bene un’articolazione.

Significa soprattutto poter interagire liberamente con l’ambiente.

Essere mobili significa poter:

  • uscire di casa;
  • raggiungere un negozio;
  • incontrare altre persone;
  • viaggiare;
  • partecipare ad attività sociali;
  • praticare sport;
  • continuare a lavorare;
  • mantenere le proprie passioni.

La perdita di mobilità può quindi produrre conseguenze non soltanto fisiche.

Può influenzare profondamente anche la sfera sociale e psicologica.

Preservare la mobilità significa, in molti casi, preservare la libertà personale.


Dolore e longevità attiva

Il dolore rappresenta una delle principali condizioni capaci di ridurre il movimento.

Quando una persona avverte dolore può iniziare progressivamente a evitare alcune attività.

Nel breve periodo questa strategia può sembrare utile.

Quando però la riduzione dell’attività diventa persistente può verificarsi un progressivo decondizionamento.

Per questo nella longevità attiva non è sufficiente valutare soltanto la presenza del dolore.

Occorre comprendere soprattutto:

quanto il dolore sta limitando la funzione della persona?

Due soggetti con lo stesso livello di dolore possono infatti presentare conseguenze completamente differenti sulla vita quotidiana.


Come si valuta la funzione?

Una valutazione orientata alla longevità può comprendere diversi parametri.

Non esiste un singolo test capace di descrivere tutta la capacità funzionale.

È invece utile costruire un profilo funzionale individuale.

Tra gli aspetti che possono essere analizzati troviamo:

1. Forza muscolare

Valuta la capacità di produrre forza e affrontare le richieste della vita quotidiana.

2. Cammino

Possono essere analizzate velocità, sicurezza, resistenza e qualità del movimento.

3. Capacità di alzarsi da una sedia

È un’attività semplice ma richiede l’integrazione di forza, equilibrio e controllo motorio.

4. Equilibrio

La valutazione dell’equilibrio può contribuire a identificare condizioni di instabilità e rischio di caduta.

5. Mobilità articolare

Permette di individuare eventuali limitazioni che potrebbero condizionare il movimento.

6. Capacità aerobica

Indica quanto efficacemente l’organismo riesce a sostenere uno sforzo.

7. Coordinazione e controllo neuromotorio

Consentono di valutare la capacità del sistema nervoso di organizzare un movimento efficace.

8. Attività della vita quotidiana

È importante comprendere quali attività la persona svolge autonomamente e quali stanno diventando progressivamente difficili.


Perché monitorare la funzione nel tempo?

Una singola valutazione rappresenta una fotografia.

Valutazioni ripetute permettono invece di osservare la traiettoria funzionale della persona.

Questo è particolarmente importante nella longevità.

Un piccolo cambiamento osservato nel corso di mesi o anni può permettere di intervenire prima che una riduzione funzionale diventi significativa.

L’obiettivo non dovrebbe quindi essere soltanto individuare una disabilità.

Dovrebbe essere quello di riconoscere precocemente la perdita di capacità.


Attività fisica ed esercizio nella longevità

L’organismo umano possiede una straordinaria capacità di adattamento agli stimoli.

Il muscolo si modifica quando viene allenato.

L’osso risponde al carico.

Il sistema cardiovascolare si adatta all’esercizio.

Il sistema nervoso sviluppa strategie motorie attraverso l’esperienza.

Quando questi stimoli diminuiscono eccessivamente, può invece verificarsi un processo di decondizionamento.

Per questo l’attività fisica rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui sostenere la longevità attiva.

Un programma completo dovrebbe considerare, in maniera personalizzata:

  • esercizio aerobico;
  • forza;
  • equilibrio;
  • mobilità;
  • coordinazione;
  • attività funzionali.

Non esiste però un programma identico per tutte le persone.

Età, condizioni cliniche, capacità iniziali, obiettivi e precedenti esperienze devono orientare la prescrizione.


Qual è il ruolo della fisioterapia nella longevità?

La fisioterapia viene tradizionalmente associata alla riabilitazione dopo un trauma, un intervento chirurgico o una patologia.

Nella FisioLongevity, il suo ruolo può essere molto più ampio.

Il fisioterapista può contribuire alla valutazione e al miglioramento di diversi aspetti della capacità funzionale attraverso interventi orientati a:

  • recuperare una funzione compromessa;
  • mantenere mobilità;
  • aumentare la forza;
  • migliorare equilibrio e coordinazione;
  • ridurre le limitazioni provocate dal dolore;
  • prevenire il decondizionamento;
  • favorire il ritorno alle attività quotidiane;
  • mantenere nel tempo l’autonomia.

Il paradigma cambia.

Non si interviene soltanto dopo che una funzione è stata persa.

Si cerca, quando possibile, di preservarla prima che venga persa.


Dalla riabilitazione reattiva alla riabilitazione preventiva

Possiamo distinguere due prospettive.

Riabilitazione reattiva

Si interviene quando esiste già:

  • dolore;
  • trauma;
  • disabilità;
  • perdita della funzione;
  • conseguenza di una patologia.

Approccio preventivo alla funzione

Si interviene quando la persona è ancora autonoma, ma vengono identificati fattori che potrebbero favorire nel tempo una perdita di capacità.

Questa seconda prospettiva rappresenta uno degli elementi più interessanti della FisioLongevity.

L’obiettivo diventa:

individuare precocemente ciò che sta diminuendo e intervenire prima che la perdita diventi significativa.


A che età bisogna iniziare a pensare alla longevità?

La longevità attiva non dovrebbe iniziare a 70 o 80 anni.

La riserva funzionale viene costruita durante tutta la vita.

Forza, capacità aerobica, massa muscolare, salute metabolica, qualità del movimento e abitudini quotidiane sono il risultato di anni di comportamento.

Per questo la prevenzione del declino funzionale dovrebbe cominciare molto prima della terza età.

La domanda corretta non è quindi:

«Quando sono troppo anziano per iniziare?»

Ma:

«Che cosa posso fare oggi per preservare la mia funzione futura?»


Quali sono i principali indicatori della longevità attiva?

Non esiste un unico indicatore.

Una valutazione completa dovrebbe considerare diversi domini.

Tra quelli particolarmente rilevanti troviamo:

  • forza muscolare;
  • velocità del cammino;
  • equilibrio;
  • capacità di rialzarsi;
  • resistenza allo sforzo;
  • mobilità;
  • autonomia nelle attività quotidiane;
  • livello di attività fisica;
  • capacità di partecipare alla vita sociale.

Questi parametri devono sempre essere interpretati nel contesto clinico e personale del singolo individuo.


La funzione può essere migliorata anche con l’avanzare dell’età?

In molti casi sì.

L’invecchiamento produce inevitabilmente alcuni cambiamenti biologici, ma ciò non significa che ogni riduzione della capacità fisica sia inevitabile o irreversibile.

Anche nelle persone più avanti con gli anni, programmi adeguatamente strutturati possono favorire miglioramenti in differenti componenti della funzione, come forza, equilibrio, mobilità e capacità di svolgere le attività quotidiane.

Il principio fondamentale è la personalizzazione.

Il programma deve essere costruito sulla persona e non semplicemente sulla sua età anagrafica.


Età anagrafica ed età funzionale non sono la stessa cosa

Due persone di 70 anni possono presentare condizioni completamente differenti.

Una può camminare quotidianamente, viaggiare, fare sport e mantenere elevati livelli di autonomia.

L’altra può avere difficoltà nel salire pochi gradini.

L’età anagrafica è identica.

La capacità funzionale è profondamente diversa.

Per questo, quando parliamo di longevità, l’età cronologica rappresenta soltanto una parte dell’informazione.

È importante conoscere anche come quella persona funziona realmente.


Longevità attiva e qualità della vita

La qualità della vita è influenzata da numerosi fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali.

La funzione rappresenta il punto attraverso il quale molti di questi fattori diventano concretamente visibili.

Avere una buona capacità funzionale significa poter scegliere.

Scegliere se uscire.

Scegliere se fare una passeggiata.

Scegliere se partire per un viaggio.

Scegliere se continuare un’attività lavorativa.

Scegliere se praticare uno sport.

Scegliere di vivere la propria quotidianità con la maggiore indipendenza possibile.

Ecco perché la funzione rappresenta uno degli elementi più importanti della qualità della vita.


FisioLongevity: preservare la funzione per vivere meglio e più a lungo

La FisioLongevity propone una visione della longevità nella quale prevenzione, valutazione funzionale, fisioterapia, riabilitazione, esercizio e stili di vita concorrono a un obiettivo comune:

preservare nel tempo la capacità della persona di vivere autonomamente e partecipare pienamente alla propria vita.

Non si tratta di inseguire l’idea irrealistica di fermare l’invecchiamento.

Si tratta di cercare di modificare la sua traiettoria.

Valutare.

Prevenire.

Allenare.

Recuperare.

Monitorare.

Preservare.

Perché vivere più a lungo ha ancora più valore quando significa poter continuare a fare ciò che rende significativa la propria vita.


Domande frequenti sulla longevità attiva

Che cosa significa longevità attiva?

La longevità attiva indica un approccio volto non soltanto ad aumentare gli anni di vita, ma a preservare autonomia, salute, mobilità e capacità funzionale durante l’invecchiamento.

Che cosa significa capacità funzionale?

La capacità funzionale rappresenta ciò che una persona riesce concretamente a fare nella propria quotidianità, come camminare, alzarsi, salire le scale, mantenere l’equilibrio e svolgere autonomamente le normali attività.

Perché la forza muscolare è importante nella longevità?

La forza permette di svolgere numerose attività quotidiane e contribuisce alla mobilità e all’equilibrio. Una sua importante riduzione può limitare progressivamente l’autonomia.

Il cammino può essere un indicatore dello stato funzionale?

Sì. La capacità di camminare dipende dall’integrazione di numerosi sistemi dell’organismo e rappresenta uno dei parametri utili per valutare la funzione complessiva.

Perché l’equilibrio è importante con l’avanzare dell’età?

Un equilibrio efficiente contribuisce alla sicurezza durante il movimento. Il suo deterioramento può aumentare il rischio di cadute e favorire una progressiva riduzione dell’attività fisica.

Qual è il ruolo della fisioterapia nella longevità?

La fisioterapia può contribuire a valutare, recuperare e preservare mobilità, forza, equilibrio, controllo motorio e autonomia, soprattutto quando sono presenti limitazioni o fattori di rischio per il declino funzionale.

A che età bisogna iniziare a prevenire il declino funzionale?

Non esiste un’età precisa. La riserva funzionale viene costruita nel corso dell’intera vita e prevenzione, esercizio e corretti stili di vita possono essere utili ben prima della terza età.

È possibile migliorare la funzione dopo i 60 o 70 anni?

L’età non impedisce necessariamente di ottenere miglioramenti. La possibilità e l’entità del recupero dipendono dalla situazione individuale e richiedono programmi appropriati e personalizzati.


In sintesi

La longevità attiva non si misura soltanto attraverso il numero degli anni vissuti.

Si misura anche attraverso la capacità di:

  • muoversi;
  • mantenere forza;
  • conservare equilibrio;
  • essere autonomi;
  • partecipare alla vita sociale;
  • continuare a svolgere le attività che hanno valore per la persona.

La funzione diventa quindi un elemento fondamentale attraverso cui osservare la qualità dell’invecchiamento.

Il principio della FisioLongevity

Non basta aggiungere anni alla vita.
Dobbiamo aggiungere funzione agli anni.